JP2018 - Letti filtranti con specifica capacità biocatalitica per l'abbattimento dell'inquinamento puntiforme derivante dalle operazioni di rimepimento e lavaggio delle attrezzature per l'irrorazione di pesticidi presso le aziende agricole

Data inizio
15 aprile 2019
Durata (mesi) 
24
Dipartimenti
Biotecnologie
Responsabili (o referenti locali)
Vallini Giovanni
Parole chiave
JOINT PROJECTS, BIOREMEDIATION, ENVIRONMENTAL POLLUTION, MICROBIAL BIOTECHNOLOGY, BIOBEDS, GROUNDWATER CONTAMINATION, POINT-SOURCE PESTICIDE POLLUTION

PREMESSA
A livello europeo, esiste una crescente preoccupazione per l'inquinamento delle acque superficiali e sotterranee dovuto al rilascio di pesticidi da fonti puntuali. Questo perché la maggior parte delle aziende agricole fa ricorso a specifica postazione sia per il riempimento delle macchine irroratrici sia per il lavaggio finale delle attrezzature. Queste postazioni costituiscono perciò una fonte certa di contaminazione. Per contrastare tale inquinamento, negli ultimi 20 anni si è affermato un sistema di trattamento biologico, semplice e a basso costo, costituito da un letto filtrante a strati, il cosiddetto biobed, in cui i residui tossici sono trattenuti lungo il profilo del letto e quindi degradati dal metabolismo microbico. Il biobed consiste in una fossa scavata nel terreno e adeguatamente impermeabilizzata, di norma profonda da 60 a 150 cm, riempita con una miscela di terriccio, torba e paglia o altre matrici organiche, capace di garantire il massimo adsorbimento dei pesticidi, mantenendoli comunque biodisponibili e nelle condizioni più favorevoli per la decomposizione microbica. I biobeds sono stati sviluppati in origine e poi ampiamente utilizzati in Svezia.

OBIETTIVI
Lo scopo di questo Progetto è perfezionare un protocollo per la costruzione di biobeds ad alta efficienza, conformati in base ai principali contaminanti di volta in volta ricorrenti, che consenta lo sfruttamento di specifici catalizzatori microbici in forma di biofilm adeso su feltri agugliati realizzati con 100% fibra di cocco refrattaria ad un rapido decadimento biologico.

PROCEDIMENTO
La fibra di cocco è uno scarto agricolo ottenuto dal mesocarpo fibroso del frutto di Cocos nucifera L.. Contiene il 38% di cellulosa, il 28% di emicellulosa e il 32.8% di lignina e possiede un pH leggermente subacido (5,2-6,3) favorevole alla crescita sia di funghi che di batteri.

RISULTATI
L’elevato contenuto in lignina conferisce alla fibra di cocco una spiccata capacità di adsorbimento verso sostanze organiche quali i residui dei pesticidi.

MAIN PARTNER
Bio Soil Expert S.r.l.

Enti finanziatori:

Finanziamento: assegnato e gestito dal Dipartimento

Partecipanti al progetto

Giovanni Vallini
Aree di ricerca coinvolte dal progetto
Biotecnologie ambientali: bioenergie, bioraffinerie e biorisanamento
Environmental biotechnology, bioremediation, biodegradation

Attività

Strutture