L’Università di Verona ospita BIOTECH2026, il Congresso Italiano delle Biotecnologie

Tre giorni di ricerca, innovazione e networking con oltre 200 partecipanti dall’Italia e dall’estero

Dal 24 al 26 giugno, la suggestiva sede di Santa Marta dell’Università di Verona ha fatto da cornice a BIOTECH2026 – Frontiers in Italian Biotechnology, il Congresso Italiano delle Biotecnologie, organizzato dal Dipartimento di Biotecnologie, che ha riunito oltre 200 partecipanti tra ricercatori, giovani scienziati, aziende biotech, infrastrutture di ricerca e stakeholder provenienti da tutta Italia e dall’estero.

L’evento, organizzato con il patrocinio e il supporto della Società Italiana di Biochimica e Biologia Molecolare (SIB) e del Consorzio Interuniversitario per le Biotecnologie (CIB), ha rappresentato uno dei principali appuntamenti nazionali dedicati alle biotecnologie, favorendo il dialogo tra ricerca accademica, industria e innovazione.

Per tre giorni Verona è diventata il punto di riferimento della comunità scientifica del settore, offrendo un programma ricco di keynote lecture, sessioni scientifiche, tavole rotonde, comunicazioni orali, poster e momenti di networking tra ricercatori, imprese e infrastrutture di ricerca.

Il programma scientifico ha affrontato le più recenti innovazioni nei settori delle biotecnologie industriali e ambientali, alimentari e vegetali, mediche e farmaceutiche, computazionali e sintetiche, della salute e della diagnostica avanzata, dell’energia e della bioeconomia circolare, con particolare attenzione ai temi della sostenibilità, dell’intelligenza artificiale applicata alle biotecnologie, delle tecnologie omiche e del trasferimento tecnologico.

Il congresso ha registrato anche una significativa partecipazione internazionale, con relatori e ricercatori provenienti da Canada, Regno Unito, Belgio, Portogallo, Grecia e Cile. Tra gli ospiti di rilievo figuravano Charles Boone della McGill University (Canada), con una keynote lecture dedicata alla mappatura su larga scala delle reti genetiche nel lievito e nelle cellule umane, Lígia Martins dell  Universidade NOVA de Lisboa (Portogallo), con un intervento sull'ingegneria degli enzimi ossidoreduttasi per applicazioni di biocatalisi sostenibile, e David Cannella della Université libre de Bruxelles (Belgio), che ha presentato le più recenti strategie biotecnologiche basate su enzimi redox per la valorizzazione sostenibile delle biomasse lignocellulosiche.

Ampio spazio è stato dedicato anche al confronto con il mondo produttivo. Una tavola rotonda sulla biotecnologia industriale, organizzata insieme al Cluster SPRING, ha riunito rappresentanti del mondo accademico, delle imprese e dei centri di innovazione per discutere le prospettive della bioeconomia circolare e del trasferimento tecnologico. Una sessione conclusiva è stata inoltre dedicata alle Research Infrastructures & Biotech Companies, con la partecipazione di infrastrutture di ricerca europee e nazionali, tra cui IBISBA ed ELIXIR-IT, insieme ad aziende innovative del settore biotech, offrendo una panoramica sulle opportunità di collaborazione tra ricerca pubblica e industria.

Particolare attenzione è stata riservata anche alle nuove generazioni di ricercatori, protagoniste della sessione Young Researchers & Start-up Biotech, che ha dato spazio ai migliori contributi scientifici selezionati attraverso comunicazioni orali e poster, favorendo l'incontro tra giovani ricercatori, imprese e potenziali partner di ricerca.

Durante il congresso sono stati inoltre assegnati diversi premi ai migliori contributi scientifici, a testimonianza dell'attenzione rivolta alla valorizzazione del talento emergente e alla promozione dell'eccellenza nella ricerca biotecnologica.

«BIOTECH2026 è nato con l’obiettivo di creare un luogo di incontro per l’intera comunità delle biotecnologie, favorendo nuove collaborazioni tra università, enti di ricerca, infrastrutture e imprese», spiega Salvatore Fusco, docente del Dipartimento di Biotecnologie e presidente del Comitato Organizzatore. «L’elevata partecipazione, la qualità scientifica degli interventi e la presenza di ospiti internazionali confermano il ruolo dell’Università di Verona come sede ideale per eventi scientifici di alto livello e come protagonista della ricerca e dell’innovazione biotecnologica.»

Il congresso ha rappresentato anche un'importante occasione per consolidare reti di collaborazione nazionali e internazionali, favorendo l'avvio di nuove progettualità di ricerca e rafforzando il dialogo tra università, imprese, infrastrutture di ricerca e società scientifiche. Il successo dell'iniziativa conferma il ruolo del Dipartimento di Biotecnologie dell'Università di Verona come punto di riferimento nazionale e internazionale per la ricerca e l'innovazione nel settore delle biotecnologie.

 

Referente
Salvatore Fusco

Dipartimento
Biotecnologie

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